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Abbiamo scritto ai giovani

«I giovani sono presenti all’interno del libro con la funzione di portarci un’altra testimonianza, un’altra parola». I Care sta accompagnando il Sinodo sui giovani, tra i temi trattati in questo libro, il rapporto sanità e giovani, aspetto giuridico, scuola e tanto altro, comprese le diverse testimonianze come quella sulla sindrome di Down, la donazione degli organi e il grande tema della speranza. 23 collaboratori hanno dato voce al grande tema sui giovani rendendolo un libro carico di spunti e riflessioni personali.Chi scrive sui giovani con onestà va controcorrente, e I CARE ne comprende vari aspetti. Gli autori del libro non dimenticano di ricordare le persone che nella loro giovinezza li hanno aiutati, li hanno sostenuti e incoraggiati; spesso sono i genitori stessi, a volte qualcuno che ha fatto da consigliere o da amico.Dentro ai capitoli di I CARE si parla di vocazione e bellezza, di silenzio e contemplazione, di pittura e della ricerca del dono più bello: la vita.Ci sono, poi, le biografie e i ricordi di professionisti che, tra fatiche e sacrifici, ripercorrono il processo della fatidica domanda: cosa vuoi fare da grande. Tratto dalla prefazione a cura di A.Carbognin

 

Un libro che accompagna il Sinodo dei giovani

«Prendersi cura dei giovani non è facoltativo», il punto di partenza per accompagnare «tutti i giovani, nessuno escluso», tramite un «discernimento» finalizzato a offrire «strumenti pastorali per cammini vivibili da proporre ai giovani di oggi». «Orientamenti e suggerimenti non preconfezionati – si precisa nell’introduzione – per aprire e non chiudere processi» e offrire una bussola concreta, in una «cultura dell’indecisione» e dello scarto, che «considera impossibile o addirittura insensata una scelta per la vita». «La famiglia continua a rappresentare un riferimento privilegiato nel processo di sviluppo integrale della persona», si legge nell’Instrumentum laboris. Tra i tratti tipici del nostro tempo c’è però «una sorta di rovesciamento nel rapporto tra le generazioni», in cui sono gli adulti a prendere i giovani come riferimento per il proprio stile di vita. Dall’Instrumentum laboris emerge una forte preoccupazione per l’aumento dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano.

Il dono più bello

Nonostante 30 anni fa si sapesse poco o nulla sulla sindrome di Down, i genitori di Alessio si sono informati attraverso i libri, le uniche fonti disponibili, mettendosi all’opera per  venire incontro alle numerose esigenze del loro figlio, in modo da raggiungere una maggiore autonomia, così come per arrivare ad avere le migliori terapie capaci di migliorare la qualità della vita del ragazzo. «Il percorso intrapreso – riprende Simona – ci ha spinto lungo una terapia riabilitativa nella quale però la famiglia era protagonista. Un impegno importante, anche 10-12 ore al giorno, portato avanti grazie alla disponibilità di molti volontari che si alternavano nel servizio. Questo ha poi permesso di creare rapporti, che restano nel tempo, anche quando gli studenti universitari, volontari nella terapia con Alessio, hanno fatto rientro a casa». La storia di Alessio mostra, ancora una volta, come una famiglia supportata sia capace di vivere la disabilità di un proprio caro come un dono ricevuto.

Donare per vivere, la donazione degli organi

“La cultura della donazione di organi è un aspetto da coltivare col massimo dell’attenzione, perchè donare gli organi significa aiutare l’umanità e garantire il diritto alla salute. Il trapianto di organi oggi non è una sperimentazione ma un programma terapeutico consolidato, al quale i pazienti hanno diritto. La rete nazionale  risponde a questa esigenza: la qualità dei trapianti  è la migliore a livello europeo e sta anche aumentando il successo: mediamente, a 5 anni, 85% dei casi. È una terapia che ridà un’ottima possibilità di vita. I pazienti che attualmente hanno bisogno di un organo in Italia, sono circa 9.000. I trapianti effettuati  poco meni di 3.000. Molto c’è quindi da fare per ridurre drasticamente le liste di attesa e per rispondere adeguatamente ai bisogni dei trapianti. Da parte delle Istituzioni sanitarie regionali c’è bisogno di una maggior volontà politica per portare a una migliore gestione delle attività e delle strutture di prelievo e trapianto di organi tessuti e cellule”. Dott Passarelli Vincenzo